A cinque anni dal progetto HHH: quando la salute entra negli spazi di vita

L’ultima notizia che accerta la pessima qualità delle condizioni in cui respiriamo nelle nostre città è uscita da pochi giorni. L’ENEA, cioè l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha pubblicato i risultati preliminari di uno studio internazionale, coordinato nell’ambito del progetto europeo POLYRISK e apparso su Atmospheric Environment, che analizza il rilascio di micro plastiche nell’aria derivanti dall’usura degli pneumatici. La ricerca evidenzia come, nelle aree urbane caratterizzate da traffico intenso e frequenti fasi di stop-and-go, la concentrazione di queste particelle possa essere fino a cinque volte superiore rispetto a zone verdi o con traffico scorrevole. Un segnale oltre quanto già provato che l’inquinamento atmosferico, nelle sue forme più insidiose e meno visibili, rappresenta una sfida crescente per la salute umana.
Se l’ambiente urbano esterno è sempre più sotto osservazione, altrettanto non si può dire – almeno fino a pochi anni fa – per gli spazi indoor, dove trascorriamo oltre il 90% del nostro tempo. È proprio da questa consapevolezza – da anni ben nota anche all’Organizzazione mondiale della Sanità – che nel 2019 è nato il progetto HHH – Home, Health & Hi-Tech, con l’obiettivo di portare la salubrità degli ambienti di vita al centro del dibattito tra salute, edilizia e innovazione tecnologica.
HHH si è affermato in cinque anni come un laboratorio culturale e scientifico capace di connettere mondi tradizionalmente separati: quello medico-sanitario e quello tecnico-progettuale. Attraverso eventi, momenti formativi e attività di divulgazione, il progetto ha promosso una visione integrata dell’abitare, in cui qualità dell’aria indoor, comfort ambientale, scelta dei materiali e sostenibilità diventano veri e propri determinanti di salute.
Un passaggio chiave di questo percorso è stato la recente istituzione del Comitato Scientifico di HHH, composto da esperti provenienti da discipline diverse – medicina, ingegneria, architettura, chimica, scienze ambientali – con il compito di garantire solidità scientifica, rigore metodologico e autorevolezza ai contenuti del progetto. Un approccio multidisciplinare indispensabile per affrontare un tema complesso come la salute indoor, che non può essere ridotto a una singola variabile.
Parallelamente, HHH ha costruito una rete di eventi e iniziative – dalla Health Academy agli incontri in contesti fieristici e congressuali – che hanno favorito il confronto tra professionisti e la diffusione di buone pratiche. Un lavoro di tessitura culturale che oggi trova una nuova e significativa espressione nell’annuncio del Position Paper multidisciplinare sulla salubrità indoor.
Il documento, in fase di pubblicazione, intende offrire una sintesi condivisa delle evidenze scientifiche disponibili e proporre raccomandazioni operative per medici, progettisti, decisori pubblici e stakeholder. Non solo un atto di indirizzo, ma uno strumento concreto per riconoscere l’ambiente costruito come parte integrante delle strategie di prevenzione e promozione della salute.
A cinque anni dalla sua nascita, HHH dimostra come parlare di salute oggi significhi guardare oltre la clinica, includendo gli spazi in cui viviamo. Perché la qualità dell’aria, dentro e fuori le nostre case, è sempre più una questione di salute pubblica.

